Le parole sono importanti

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Hai mai fatto caso a quello che ti dici? Eh già! Perché il nostro dialogo interiore è la conversazione più attiva e frequente della nostra vita. E quello che ci diciamo influenza il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda, i nostri problemi e i nostri rapporti con gli altri. Quindi, cosa ti racconti? Come te lo racconti? Quali sono gli elementi ricorrenti? Imparare a leggere quello che ci diciamo (senza pensare automaticamente: “È così e basta!”) ci aiuta a capire meglio anche gli altri.
A volte l’aiuto degli altri è una manna per aiutare a capire noi stessi (quando non impongono il proprio “metro del mondo”). A titolo di esempio, osservate il frammento della conversazione tra un uomo (il nome è di fantasia) bloccato da anni con il suo programma di studi e il suo terapeuta, che lo guida a capire e ridimensionare il suo blocco attraverso un opportuno dialogo strategico.

Terapeuta: Bene. Allora, cos’è che ti porta qui da me?
Carlo: Il problema è che non riesco a portare a termine niente … cioè il mio programma di studi. Insomma, i mesi passano e io sono ancora qui che devo iniziare a studiare per la laurea e il tempo si assottiglia. Ho fatto un sacco di programmi e non riesco a portarli a termine.
Terapeuta: Diciamo che hai deciso che è il momento di metterti a studiare. Cosa succede quando sei alla tua scrivania e devi cominciare?
Carlo: O mi dimentico dei miei programmi oppure faccio altro.
Terapeuta: Pensi che il problema sia che non hai memoria?
Carlo: No, no. Non penso di non avere memoria. Solo che do la precedenza ad altro, come se non mi importasse niente.
Terapeuta: Ma se adesso pensi al tuo studio, pensi che sia troppo difficile per te oppure pensi che non sia importante per te?
Carlo: È una domanda difficile. Uhm. Penso sia troppo difficile, direi.
Terapeuta: Ma sarebbe importante per te completare il tuo corso di studi?
Carlo: Penso di sì.
Terapeuta: Perché?
Carlo: Perché chiuderei un cerchio e perché potrebbe aprirmi delle opportunità. Ma di questa ultima cosa non sono molto convinto.
Terapeuta: Torniamo al fatto che dici che è troppo difficile per te. Ritieni che il sentimento che provi sia di paura della brutta figura o di paura di non essere all’altezza?
Carlo: Penso sia più paura del giudizio degli altri.
Terapeuta: Bene. Correggimi se sbaglio. Passi molto tempo a pianificare il tuo programma di studi. Dedichi molta cura a questa attività. Ho capito bene?
Carlo: Sì, è così.
Terapeuta: Bene. Quindi, sempre se ho capito bene, quando poi è il momento di seguire quel piano, ti dimentichi o fai altro, come se il programma non esistesse. L’idea di metterti a studiare ti blocca perché, per paura di fare brutta figura, preferisci evitare del tutto la questione.
Carlo: Più o meno, si, direi che è così.
Terapeuta: Bene. Dimmi, ci sono situazioni che ti espongono al giudizio degli altri e non ti fanno paura?
Carlo: Bé, sì. Quando devo parlare in pubblico di cose che conosco bene non ho nessuna paura. Mi sento sicuro di me. Pensa che ho parlato in pubblico anche davanti a diecimila persone!
Terapeuta: E non ti sei dimenticato che dovevi farlo?
Carlo: No.
Terapeuta: Cosa hai fatto di diverso?
Carlo: Mi sono preparato con cura. L’argomento mi piaceva molto e sentivo il senso di responsabilità.
Terapeuta: Interessante. Quindi, correggimi se sbaglio, passi molto tempo a pianificare il tuo programma di studi. Poi, quando è il momento di seguire quel piano, ti dimentichi o fai altro, come se il programma non esistesse. L’idea di metterti a studiare ti blocca perché, per paura di fare brutta figura, preferisci evitare del tutto la questione. Ma ci sono situazioni dove non hai nessuna paura, segui il piano stabilito e lo porti a termine anche quando ti devi esporre molto. È corretto?
Carlo: Direi proprio di si.

La conversazione non finisce qui ma quello che ci interessa enfatizzare e come il terapeuta aiuta Carlo a confrontare situazioni diverse della sua vita per trovare nuove risorse senza imporre una propria visione del mondo. Interessante, no?

A questo proposito penso che una lettura che sarebbe utile anche ai non addetti ai lavori è il libro Il dialogo strategico del prof. Nardone. Anche questa è una lettura breve. Se vai oltre la trattazione dei casi, comprenderai subito quanti conflitti si possono evitare cercando di capire i nostri interlocutori con domande opportune prima di trarre conclusioni aprioristiche.

Soprattutto, ci aiuta a conoscere meglio noi stessi aiutandoci a mettere in discussione le cose che ci ripetiamo all’infinito e che diamo per scontate, cose che, molto spesso, ci appesantiscono e ci fanno soffrire.

Il modello strategico di terapia proposto nel libro si occupa del modo in cui l’uomo percepisce e gestisce la propria realtà attraverso la comunicazione con se stesso, gli altri e il mondo, trasformandola da disfunzionale in funzionale, al fine di poter «operare» su di essa.

Perché, come dice un famoso film, “le parole sono importanti!” Quindi, come ti parli?

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